Appena aperti gli occhi, il primo pensiero di stamani è stato di venire qui e aggiornare un minimo, che è davvero scandalosa questa prolungatissima assenza, eccezione fatta per capatine di corsa a controllare la posta.
Ed eccomi qua, perdonate il malfatto e vediamo di essere un minimo costanti, da ora in poi, anche se la vedo dura.
Infatti, il momento convulso permane, causa varie e svariate novità sia sul piano personale che professionale delle quali, però, preferirei parlare un filino più avanti. Giusto per scaramanzia ;)
La cosa che invece mi preme dirvi e che non teme sfighe/destino avverso/fatture/riti voodoo, giacché dipende solo ed esclusivamente da me, è che ho smesso totalmente di fumare. Ormai è trascorso un sacco di tempo, mi pare un due mesi circa, e mi sento così bene, ma così bene, che mi prenderei a schiaffi per non averlo fatto prima.
Ho sentito subito i benefici ma, fatto essenziale, sono subito scomparsi i sintomi che rappresentavano campanelli d'allarme d'una certa rilevanza. Si tende infatti a temere i rischi del fumo quasi esclusivamente sotto l'ottica del tumore al polmone, in realtà, senza bisogno di arrivare a tanto, si rischia sul serio di schiattare prima per ben altro: i problemi circolatori. La sottoscritta, tanto per ribadire la propria totale e assoluta deficienza, già aveva diciamo un difetto proprio lì (padre e madre entrambi con TIA, pregressa trombosi ad un occhio), poi ha pensato bene di ignorare per lungo tempo avvertimenti vari (scotoma scintillante, sdoppiamento della vista a tratti, capogiri vittoriani, formicolio alle mani e dita a tratti cadaveriche, che schifo), fino ad arrivare, finalmente!, alla ovvia conclusione che no, se davvero vuoi vedere cosa verrà dopo, sarà bene che tu ti dia una regolata. E la mia regolata, ormai, mancava solo lì, nel vizio. E dall'oggi al domani ho mandato affanculo sigarini e accendino. Via, aria, festa.
Ho speso un botto di lavanderia, ma d'altronde non sopportavo l'odore di tabacco rimasto appiccicato agli abiti e cappotti dello scorso anno.
Ora è guerra aperta :)
Ma col prince, of course.
Lui fuma ancora la sua pipa e io dico costantemente e solamente la stessa frase:
MA CHE SCHIFO, SENTI CHE PUZZA, MA PERCHE' NON VAI FUORI?
E lui risponde costantemente e solamente in un modo:
MA CHE CACAMIENTO 'E CAZZO, MO' COMINCIA 'NATO TURMIENTO,
VA' TU A FATT' 'NA GIRATA, VA'...
Vabbe', piano piano lo convinco, non fosse altro che per lo sfinimento :)
Per il resto ho, come preannunciato, grosse ma GROSSE novità, abbiate pazienza giusto un'altra settimanella e torno a dirvi tutto, tutto.
Mi fermo qui, devo scendere per fare un po' di spesa perché da lunedì si risviaggetta parecchio e non ne avrò il tempo.
E nel pomeriggio, se non cado addormentata sul divano, passo a leggervi un po', che mi mancate taaaaaaaanto....
Bacino ;)
P.S un abbraccio particolare a quel gruppetto di "dolciose" che si è preoccupato per me. Vi voglio bene, porca paletta...
Uhuu, e quante cose avrei da raccontare!
Mi sono di fatto un po' impigrita nello scrivere qui, ma la verità è che il prince mi sta coinvolgendo un po' troppo nei suoi giri e rigiri per mezza Italia!! E pensare che io avevo seriamente preso in considerazione una sana vacanza, approfittando dell'invito di un suo amico fraterno che vive in Sardegna...ma per il momento, niente da fare.
Se ho conosciuto qualcuno con meno pazienza di me, questi è il Tempo. E mica aspetta! Anche nelle mie giornate meno convulse, mi ritrovo comunque a sera senza neppure essermi resa conto di come caspita abbia fatto la giornata a scorrere via così velocemente, seguendo un ritmo che decisamente non mi appartiene. Ma come si fa...e una volta deve andare in Veneto, e un'altra è Roma, un'altra ancora è Napoli e mo' è uscito Firenze (sulla famosa ruota Rotture Di Cazzo)...
Potrei senz'altro dire “vai da solo”, che mica sono obbligata ad accompagnarlo, ma quando mi chiede se per caso intendo andare con lui, mette su un'espressione così tanto infantile che mi fa troppa tenerezza...e quindi parto pure io.
A proposito di partenze, il Testina ci ha comunicato che a Dicembre parte per l'Australia e che starà via un paio di mesi. Ma così, come quando uno dice “questo fine settimana vado a Firenze”. Uguale.
Ve lo ricordate il viaggio in Costarica e il mio atteggiamento di allora? Beh, robetta. 'Sto giro mi ha accoppata.
E che devo fare, niente, che è poi quello che mi manda in paranoia.
LA PRIMA CHE DICE CHE FA DI MOLTO BENE PERCHE' I VIAGGI APRONO LA MENTE SARA' SCANCELLATA DALLA LISTA DELLE MIE AMICIZIE.
Sempre a proposito di figli, non vi ho detto quel che poi è successo ad Agosto. Dopo un solo giorno di soggiorno qui, ho spedito tutti in albergo. Sissì, giuro che l'ho fatto. Ho discusso di brutto col ragazzo della figlia di Ed, il tipino che voleva zingarare per la Spagna, per capirsi, intorno alle 10 la sera e il mattino dopo per le 9 avevano già tutti quanti le valigie alla porta. Il prince mi ha tenuto il muso per un po', ma l'ho appena detto, ho meno pazienza del Tempo. E alla lunga mi ha dato comunque ragione.
Bene, tanto per non smentirmi devo scappare, urge un rifornimento frigo che è veramente vuoto come poche volte, ma prima vorrei aggiornare di là, che è scandaloso questo ritardo. E domattina Firenze. Che palle.
Vi bacio...
Canzone del post: Time Is Running Out
Muse
Ho una mezzoretta di tempo, vediamo se riesco a raccontarvi qualcosa.
Il gruppo è arrivato lo scorso venerdì, intorno alle 17, e già mi so' rotta i coglioni, figuratevi...ma se ne andranno solo domenica pomeriggio.
Trattasi di 23 ammogliati, che fanno 46 persone, 11 creature di svariate età comprese tra i 6 e i 17 anni suddivise a random tra le coppie suddette, e siamo a 57 persone, e ben 24 scapoli (ma niente di papabile, non v'arrazzate) per un totale di 81 persone.
Per una come me, che viene da dove viene, già averci a che fare UNO ALLA VOLTA sarebbe un gran lavoro, ma TUTTI ASSIEME diventa un incubo. E di quelli peggiori.
In più, sono disseminati in cinque posti diversi, che una roba per contenerli tutti qua in campagna non c'è, ma i pasti sono previsti in un posto solo e per tutti uguali, il che diventa un vero e proprio lavoro perché c'è chi si perde, chi fa tardi, chi non ha fame e chi, peccato siano una netta minoranza, decide di essere autonomo e se ne va girellando per la Toscana per ripresentarsi solo a cena. Da ieri mattina i maschietti sono rigorosamente riuniti ogni giorno e tra sé, which means che da ieri mattina io mi sciroppo le signore con prole. Che palle. Niente di personale, ma se gli argomenti sono sempre e solo dieta (pensa te), corna, abiti e posti visitati in vacanza, è ovvio che i cotiledoni si gonfiano a dismisura dopo un po', no? Stamani ho deciso di fiondare tutte le signore alle terme qua vicino, avevo preso accordi e stamani alle nove le ho depositate :) Da casa mia ci sono giusto dieci minuti, sicchè me ne sono venuta qua e col cazzo che mi vedono fino all'ora di pranzo. Anche perché...beh, e figuratevi se non me ne succedevano un paio giusto per semplificarmi la faccenda...
La prima capitata mi ha di molto fatto girare le palle: menisco destro laterale rotto in due. Tutore, niente corsa e tieniti il dolore. Ma bene! Secondo il prince, ma anche secondo Isa, la causa sta nella postura sbagliata (piedi a papera) e nel fondo stradale dissestato sul quale corro, e che non è in piano. Quel gran genio di mio marito mi ha dato un consiglio fantastico: scarpe con bolla d'aria nella suola, e ce le ho da un anno, ed evitare le discese. Le salite no, non causano danno, ma le discese sono quanto di peggio. E che ci vuole...all'andata corro, che è in salita, e al ritorno volo. Facile, no?
Mandato a cagare senza pietà.
La seconda capitata ha quasi del comico. Quel simpaticone del mio cane, il dobermann maschio di “soli” 45 chili, in un impeto di passione per la sottoscritta ha pensato bene di arrivarmi dal lato destro al galoppo, ergersi sulle zampe di dietro, abbracciarmi e baciarmi appassionatamente. E la sottoscritta, che pesa meno di lui ed è persino più bassa rispetto alla sua statura da ritto, s'è ritrovata 'sto muso al naso, le zampe attorno al collo e, naturalmente, ha perso l'equilibrio. Atterrando sul fianco sinistro e il ginocchio buono. Risultato: crostone schifoso all'avambraccio, fianco, ginocchio e palmo della mano. Uno spettacolo.
Mandato a cagare anche lui.
Quindi il quadro è questo: tutore al ginocchio destro, bende e cerotti sul lato sinistro.
E ogni sera il prince che mi disinfetta e controlla con una grazia che non vi dico, strofina quei graffi e preme quel ginocchio che lo ucciderei...lui sostiene di doverlo fare, secondo me, invece, lo fa apposta. Come a dire “così ti impari”. Che secondo lui sono io che me le cerco. Mah, l'unica cosa positiva è che così mi scanso le danze, che mi preoccupavano non poco. Non è che non mi piace ballare, ma...non con questa compagnia, ecco. E non la salsa, il mambo e la rumba. Un fanno per me.
Sarò dunque abbastanza occupata fino a domenica, diciamo pure lunedì, tra una storia e l'altra, ma cercherò comunque di dare un'occhiata qua perché sono in attesa del lieto evento di Roty, che ancora my princess non è nata (e sbrigati, no?, che questa blogzia ha poca pazienza). Seguiranno, naturalmente, aggiornamenti più dettagliati.
A presto :)
Canzone del post:
I will survive Gloria Gaynor
Ieri ha piovuto.
Al di là che l'aria s'è di molto rinfrescata, l'evento mi ha sorriso perché io ho potuto prendermi una bella giornata libera.
Infatti il prince m'ha ammollato la simpaticissima incombenza di organizzare una specie di raduno qui in zona per la seconda metà di Agosto, raduno composto da circa una quarantina di coppie alle quali trovare alloggio, naturalmente.
Ora, a parte il fatto che trattasi di un contesto del quale mi frega veramente poco, ma dico io, A-go-sto...ce l'ha un'idea, il mio augusto consorte, delle difficoltà che s'incontrano nel tentare di prenotare qualcosa di questi tempi?
No che non ce l'ha, tanto ci pensa la sottoscritta.
Quindi, è da un paio di settimane che giro come una trottola tra residence e agriturismo, dovendomela vedere con proprietari o isterici o fin troppo disponibili, addetti alla reception usciti dalla scuola alberghiera lo scorso Giugno e segretarie-aquile che classificano i documenti con un sistema semplice e infallibile, tutti sotto la D, così ci si fa Pasqua a capire il quadro- prenotazioni.
Sono stanca e stufa. Per non parlare dei menu degustazione che mi sono dovuta sorbire (IO!), tornando a casa quasi ubriaca e piena come un uovo...e con il prince a guardarmi perplesso, con stampato sulla fronte “e che avrai fatto mai, per due prenotazioni di merda!”.
Un'ottantina di persone.
D'Agosto.
Con quindici giorni di preavviso.
Diciamo che ho fatto un miracolo, che è meglio!
Comunque, ieri pioveva e me ne sono rimasta a casa tutto il giorno, che non capitava da tempo. Avrei dovuto in realtà andare a parlare con un duo musicale, che le signore devono essere allietate, ma lo farò domani. Niente neppure oggi, infatti, me ne vado in giro per un po' di shopping e festa!
Il prince non me lo porto, ho proprio voglia di stare da sola a fare quel che mi piace, e lui, per niente dispiaciuto, mi ha addirittura promesso di pensare anche alla cena, così non ho assilli di rientro. Che poi, so' dieci giorni che se la vede lui, cimentandosi nelle pietanze più assurde che io non ho comunque quasi mai mangiato, tornando sempre satolla. Solo che se non riprendo in mano le redini della cucina, finirà per ammalarsi di stomaco, viste le schifezze che s'è fidato di preparare. Solo ieri sera mi ha ascoltata, avevo voglia d'un semplice toast (capirai, dopo robe tipo “gnocchetti con sugo d'arrosto tagliato a punta di coltello”, “brasato al Brunello su foglia di vite”, “trionfo di sfoglie al cioccolato bianco e nero”) e lui ha eseguito. Solo che...bah, vederlo ritto, davanti al tostapane, urlare libera! ogni volta che il pancarrè saltava su, m'ha fatto 'na certa impressione e ne ho mangiato solo mezzo.
Deformazione professionale, credo sia.
Per il resto...non c'è un resto. Non vedo l'ora che arrivi Settembre così me ne vado in ferie io, 'sto giro.
Spero voi siate tutte con le chiappe al sole, o comunque in panciolle, e in salute :)
Canzone del post (il lettore è sempre in alto a sinistra):
“ER, medici in prima linea”
(e che ci volete fa', è il soundtrack di questa casa...)
Poco fa riordinavo la mia libreria musicale e m'è venuto in mente un fatto.
Quando il Testina era qui in pianta stabile, un mattino mi preparai per scendere in paese a comprare giusto tre cose, latte, yogurt e mi pare del curry, intorno alle 11 e quindi con lui già sveglio e colazionato.
- Vieni con me? Faccio un salto al supermercato -
- Sto trasferendo sul tuo, il mio è già fatto – mi fa.
Canzone del post: Ride of the Valkyries , Richard Wagner
L'altra mattina, come ogni mattina intorno alle sei e un quarto, mi preparo per uscire a correre, la solita oretta tranquilla. Il prince, già sveglio ma ben lungi dall'alzarsi, mi fa, con un occhio abbottonato e sbadigliando:
- Ti porti il cane? -
E io: - No -
- Perché no? -
Canzone del post: Am I Sexy?, Lords Of Acid
Vi spiego dunque il senso del mio “ritorno a casa”
Sto tornando a casa, in realtà, da un po', ma non ne ero consapevole. E' stato rileggendo la grande analista Pinkola Estés che ho capito e chiarito cosa stavo facendo, cos'era quella necessità impellente e perché mi facesse stare tanto bene.
Secondo questa eccezionale professionista, quando molto ci colpisce e tutto ci affligge, disgregando la nostra essenza e riducendola in polvere, bisogna necessariamente rimettere in sesto le nostre condizioni.
Per farlo, sempre secondo lei, è necessario un ritorno alla propria pelle, al proprio senso istintuale, è necessario il proprio ritorno a casa.
Il ritorno a casa è molte cose diverse per donne diverse: rileggere un libro o una poesia che ci ha particolarmente colpito, ascoltare della buona musica, passeggiare nella luce che filtra dagli alberi nel bosco, sedere su un ponte con le gambe a ciondoloni, sedersi sotto il portico a sgranare, sbucciare o rammendare qualcosa, camminare o guidare per un'ora senza meta, tenere in braccio un bambino piccolo, aprire le mani sotto la pioggia. Qualsiasi azione rappresenti un posto privato, off limits per gli altri, rigeneratore e rasserenante è di fatto un ritorno a casa. Solo che la collocazione della porta cambia ogni volta, e questo mese potrebbe essere in un posto diverso dal mese scorso. Quindi il viaggio è facile, indubbiamente, ma la partenza è quanto di più complicato. La resistenza a tornare a casa è molto forte, e soprattutto molto spesso non compresa da chi ci vive accanto. Noi per prime, onde evitare complicazioni e/o discussioni varie, tendiamo a rimandare il nostro ritorno regalandoci tutta una serie di promesse puntualmente disattese: andrò non appena avrò finito di fare questo, andrò non appena mi sarà possibile, andrò all'inizio della primavera, andrò quando i ragazzi torneranno a scuola, andrò quando le cose si saranno appianate, stavolta dico sul serio e andrò... E si continua imperterrite nella nostra routine quotidiana, sentendoci tra l'altro in colpa e molto sciocche. Sì, lo so, dovrei, ma... Sono i “ma” le cose morte da eliminare su cui ci si è soffermate fin troppo a lungo. Ci si convince che gli altri non saranno in grado di fare nulla senza di noi, seppur per breve tempo, quando in realtà siamo noi quelle non abituate a lasciarli fare. In questo modo, sacrificando i nostri stessi bisogni, si insegna ai figli a fare da grandi gli stessi identici sacrifici. Basta con questo stupido identificarsi con l'archetipo della guaritrice, con questa folle idea di “guarire tutto, sistemare tutto”! E' una grande trappola che arriva da lontano, dallo strato da cui si proviene, dall'educazione ricevuta, e non un dato di fatto: le grida di un mondo che soffre non possono sempre avere risposta da una persona sola. Possiamo soltanto scegliere di rispondere a quelle che ci consentono di tornare regolarmente a casa, pena una grossa rimessa da parte nostra. Bisogna imparare a dire “alt”, “basta”, “fermi tutti”. Ho capito sulla mia pelle che ci si deve necessariamente allontanare per restare con noi stesse, bisogna imparare a decidere “solo fin qui e non oltre, solo questo e niente più”. Io soltanto così riesco a mantenere le coordinate: meglio tornare a casa per un po', anche se gli altri si irritano, che restare e peggiorare, fino a cadere a pezzi. Pertanto, il consiglio che mi sento di dare a tutte quelle che fra voi si sentono stanche, temporaneamente stufe del mondo, impaurite dal prendersi del tempo per sé, è di buttare un lenzuolo sul gong che continuamente vi chiama per aiutare questo e quello, tanto sarà ancora lì per essere scoperto, se lo vorrete, al vostro ritorno, e di andare a casa quando è tempo di andare.
Per quanto mi riguarda “casa” è un posto nel tempo, piuttosto che nello spazio, dove posso sentirmi integra, dove un pensiero o una sensazione possono svilupparsi invece di essere interrotti o strappati perché altro richiede la mia attenzione o il mio tempo. Tutto ciò che rinvigorisce il mio equilibrio per me è casa. Ecco perché ho deciso di ristrutturare questo posto, ripulirlo bene e renderlo accogliente per quando la chiave sarà per questa porta qui, per avere la destinazione giusta per quando è tempo, tempo di tornare a casa. Troppo a lungo mi sono privata del mio ritorno a casa e ho passato la mia esistenza in quella che la Estés chiama zona zombie, dove una donna funziona, cammina, parla, agisce, compie perfino parecchie cose (anche disastri), ma non sente più gli effetti di quanto è andato storto. Se li sentisse, la sofferenza la porterebbe immediatamente a raddrizzarlo. In questo stato le donne hanno la strana sensazione di fare molto senza provare nessuna soddisfazione. Fanno quello che pensavano di voler fare, ma il tesoro nelle loro mani si è come polverizzato. Rendersene conto è un'ottima cosa, lo scontento è la porta segreta per un cambiamento significativo e apportatore di vita. Per alcune, casa è la ripresa di un'antica impresa abbandonata, si impegnano nell'apprendimento di qualcosa che un tempo avevano amato di cuore, o ricercano le persone e le cose perdute nella vita, o ritrovano la voce e scrivono, o si riposano, o si appropriano di un angolino nel mondo, mettono in atto decisioni immense o intense, fanno cose che lasciano un'impronta. Per alcune, casa è un bosco, un deserto, un mare. La Estés dice giustamente che la casa è olografa, e si realizza in tutta la sua potenza anche in un solo albero, in una foglia caduta, in una goccia d'acqua sulla pelle, in una musica, un quadro, la solitudine. Basta concentrarsi con gli occhi dell'anima e si potrà vedere la casa in moltissimi posti. Ogni donna deve essere libera di scegliere come può e come deve, quanto a lungo restare a casa, quanto di frequente tornarvi, quale equilibrio mantenere tra il bisogno di andare e la vita quotidiana. Ripetersi che non se ne ha il tempo è un alibi stupido e smascherato, sappiamo bene quanto tempo si riesce a trovare in caso di malattia, se un bambino ha bisogno di noi, se la macchina si guasta, o se qualsiasi altro accidente si mette in mezzo.
E quando la cultura, la società o la psiche non sostengono questo ciclo del ritorno, molte donne imparano a saltare il cancello o scavare sotto la siepe. Diventano malate croniche e rubano tempo al sonno per fare, hanno sulle labbra un sorriso stereotipato, come se tutto andasse bene, e continuano nel loro lavoro sotterraneo per resistere.
Io ho scelto di fare tutto alla luce del sole, con equilibrio e rispettando i miei tempi, il mio ciclo. E mi tengo sempre pronta a tornare a casa, al bisogno. Ora ho anche questo posto che può accogliere la mia vera essenza ogni volta che sento che è tempo, e cascasse il mondo, s'incazzasse tutto quanto il mondo, io non ci rinuncio più: non fare il biglietto ha avuto un costo troppo più alto che comprarlo, per me.
Canzone del post: Home – Michael Bublè
...i've had my run
baby, i'm done
i've gotta go home...
(il lettore è in alto a sinistra, per ora)
A forza di tentativi, e smadonnamenti vari aggiungerei, sono riuscita a sistemare blog e template come avevo in mente e ora sono tornata pubblica e vestita di nuovo. Mi sono spogliata persino delle vesti di quel gran puttanone di fata che per tutto questo tempo mi ha accompagnata, le sono affezionata ma avevo sul serio bisogno di cambiare in toto. Che poi, magari, è un puttanone anche questa, ma sembra un filo più sobria, no?
E' che avevo bisogno di tornare a casa, laddove “tornare a casa” ha un significato ben preciso e definito che mi riprometto di spiegare nel prossimo post, questo è bene rimanga scarno di contenuti per dare il tempo a chi di solito mi legge di fare l'abitudine a dimenticare nomi e riferimenti particolari, non si sa mai.
Detto questo, preciso solo che non smetterò di certo di leggere chi di solito leggevo, né di lasciare la mia opinione, benvoluta o meno che sia, ci mancherebbe!
Sono cambiata, ma sono sempre io, non vi illudete...
Già ho chiesto a Piccola Coop assistenza per un certo problema che mi pare irrisolvibile, ma già che ci sono chiedo a chiunque legga:
COME PIFFERO SI INSERISCE UN PLAYER SU 'STO COSO?
Ho provato e riprovato, cercato in lungo e largo, ma mi sono imbattuta o in un linguaggio sconosciuto, o in istruzioni fumose e astruse...e poi a me piacerebbe uno di quelli che devi premere “play” per ascoltare, guai se parte la musica a palla in automatico! E 'sta storia dell'url...mah, ho caricato la mia musica su un host apposito (provati più d'uno, actually), ma mi rende un url che una volta inserito nel fantomatico player, risulta non valido.
Che sbaglio?
Boh, intanto posto questo, metto il blog pubblico definitivamente e mi faccio un caffè.
Che lo sapete, sennò mi metto nervosa 